sabato 24 maggio 2008

Gatta capostazione

Femmina, di nove anni, il suo nome è Tama e ha fatto incrementare del dieci per cento il numero dei passeggeri che ogni anno viaggiano sulla Linea Kishigawa della rete ferroviaria di Kinokawa, in Giappone. Grazie a questo risultato una gattina pezzata si è meritata il titolo di "capostazione" e una postazione riservata accanto alla biglietteria. Per lei la compagnia di trasporti ha fatto realizzare una divisa speciale su misura, con tanto di berretto e distintivo di riconoscimento.

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fonte: repubblica.it

sabato 17 maggio 2008

Cambiamenti climatici, tre studenti sardi in Giappone

Giovani attivisti del cambiamento climatico, provenienti da trenta diversi Paesi, si riuniranno domani a Kobe per redigere un messaggio diretto ai leader mondiali e presentare una chiamata all'azione – Il Kobe Challenge (La Sfida di Kobe) – ai Ministri dell'Ambiente dei G8, che si riuniranno il 24 maggio 2008.
Il progetto "International climate champions" del British Council, l'ente britannico per la promozione delle relazioni culturali, coinvolge ragazzi e ragazze provenienti da Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, Giappone, India, Italia, Messico, Russia, Sud Africa, Regno Unito e Stati Uniti.
Per l'Italia, grazie alla partnership strategica dell'Ente Foreste della Sardegna e dell'Ufficio scolastico regionale, sono state scelte per il progetto tre studentesse sarde: Irene Sanna (Liceo Siotto di Cagliari), Elsa Pisanu (Liceo Asproni di Nuoro) e Virginia Ledda (Liceo Azuni di Sassari). I tre studenti sardi sono stati selezionati attraverso una prova da una commissione composta da esponenti del British Council, dall'associazione Italia-Inghilterra, dall'Ente Foreste e dalla Direzione scolastica regionale.
I giovani attivisti saranno a Kobe la prossima settimana anche per finalizzare il Kobe Challenge, prendere parte all'Environment Youth Summit e visitare organizzazioni e aziende che stanno svolgendo attività significative contro il cambiamento climatico. I ragazzi lavoreranno anche con i loro pari giapponesi per conoscere meglio la realtà locale e coinvolgere altri giovani.
Il progetto Icc è parte della campagna Low Carbon Futures promossa dal British Council. L'obiettivo è quello di coinvolgere giovani e decisori in tutto il mondo sulla necessità di affrontare la sfida del cambiamento climatico di comune accordo.
I giovani coinvolti nel progetto, lo scorso marzo si sono incontrati a Londra per una riunione di preparazione. A Londra hanno redatto tre richieste da sottoporre ai Ministri al meeting di Kobe e incontrato vari esperti. Dopo Kobe i "campioni" torneranno a casa per lavorare nei propri Paesi e diffondere il proprio messaggio ad un pubblico più vasto. Nel 2009 il British Council coinvolgerà più Paesi nel progetto, incrementando così il numero di giovani coinvolti e gli sforzi per stimolare un cambiamento positivo.

Fonte: Regione Sardegna

Un giapponese inventa l'elicottero più piccolo del mondo

Il giapponese Gennai Yanagisawa, 75 anni, ispirandosi al progetto di Leonardo Da Vinci, disegnato nel 1489 e noto come l'elicottero, ha inventato il Gen H-4, con due coppie di eliche, un seggiolino, un poggiapiedi e la cloche, sviluppato già nel 1990.
Il mini elicottero, che nelle settimane scorse è finito anche nel libro dei Guinness dei primati, è alto 2,4 metri, pesa 75 chilogrammi, può volare per 30 minuti a un'altezza massima di 10 metri, a una velocità di 90 chilometri orari.
Per rendere omaggio all'idea originale di Leonardo, Yanagisawa volerà sopra Vinci, la città natale del genio del Rinascimento.

venerdì 9 maggio 2008

Lettera di un kamikaze, ottobre 1944

Prima della partenza per la loro missione “senza ritorno”, era uso che i kamikaze scrivessero un’ultima lettera alla famiglia. Questa è stata scritta dal tenente Uemura Masahisa, venticinque anni al momento dell’attacco; è indirizzata alla figlia. Sorprende di non trovare neppure una volta glorificazioni dell’atto che il giovane tenente si accinge a compiere, né dell’Imperatore né della causa del Giappone, ma soltanto consigli di buon comportamento rivolti alla figlia ancora piccola.


"Motoko,

mi guardavi spesso sorridendo, avevi l’abitudine di addormentarti tra le mie braccia e facevamo il bagno insieme. Quando sarai grande e vorrai sapere chi fosse tuo padre, chiedi a tua madre e a tua zia Kayo. A casa è rimasto un album con mie foto. Sono stato io, tuo padre, a darti il nome Motoko, pensando che saresti diventata una persona dolce e tenera, che si prende cura degli altri. Voglio essere sicuro che tu cresca felice e diventi una magnifica fanciulla, e anche se io muoio senza che tu possa conoscermi non dovrai mai essere triste.

Quando sarai grande e vorrai incontrarmi, recati al santuario di Kudan[1]. Se preghi con tutto il tuo cuore, ti apparirà il mio volto. […] Anche se mi è capitata la peggiore delle cose, tu non devi considerarti una figlia senza padre. Io sarò sempre lì a proteggerti. Ti prego, prenditi cura degli altri con tutto il tuo amore.

Quando sarai cresciuta e comincerai a pensare a me, ti prego di leggere questa lettera.

Sul mio aereo, ho portato come portafortuna una bambola che ti avevo regalato alla tua nascita. In questo modo sarai sempre con me."

(La lettera, potete anche trovarla nel libro di R. Calvet, "Storia del Giappone e dei giapponesi", ed. Lindau. Vedi questo post)



[1] Il santuario in questione dovrebbe essere il Yasukuni, situato al centro di Tokyo, sulla collina Kudan.

domenica 4 maggio 2008

Pisa, conto troppo salato per otto turisti giapponesi: chiamano il 113 e pagano la metà

E' accaduto il 27 aprile a Pisa, in un ristorante nei pressi di piazza dei Miracoli. Protagonisti della vicenda otto turisti giapponesi che, dopo aver cenato, si sono visti recapitare un conto di 260 euro per otto piatti di pasta, tre birre, quattro bibite analcoliche e un the. La richiesta gli è sembrata eccessiva, e hanno deciso di chiamare la polizia.

Quando gli agenti sono arrivati i giapponesi hanno mostrato loro il conto, ribadendo che era troppo rispetto a quanto avevano consumato. Agli agenti il titolare del ristorante ha ammesso che si trattava di un errore, ha rifatto i calcoli ed è risultato un conto di 134 euro, che i giapponesi hanno poi regolarmente pagato.

La questura di Pisa ha disposto accertamenti per verificare se si è trattato effettivamente di un errore, e se in altri ristoranti di Pisa i turisti stranieri siano vittime di vicende analoghe.

Fonte: il messaggero

giovedì 1 maggio 2008

Hiroshima

Ad Hiroshima non si dimentica, c’è l’Atomic Bomb Dome che ha fermato il tempo. È lì ad indicare il punto più alto di quanto e cosa possa arrivare a fare di sconvolgente l’uomo.

Hiroshima
Ogni volta che mi reco ad Hiroshima rimango spesso a fissarlo. Se ti riesci ad isolare dal mondo esterno, anche solo un momento (che vive il caos della vita di tutti i giorni), attraversando il fiume sul ponte anomalo a forma di T (obiettivo mancato di pochi metri da Enola gay) e guardando l’Atomic Bomb Dome riesci a percepire almeno in parte tutta l’atrocità di quei momenti.

Le immagini ti arrivano alla mente come tanti flash terribili: il fiume pochi minuti dopo lo scoppio si ricoprì di cadaveri. Migliaia di persone rimaste ancora vive (a pochi Km da ground zero), ci si recavano strisciando, mentre la loro pelle si squagliava, alla ricerca di un po’ d’acqua per calmare la terrificante sete provocata dalle radiazioni e ci morivano dentro dopo aver passato una tremenda agonia.

Era mattina quel giorno. Una mattina come tante altre. Sino a quel momento Hiroshima era stata risparmiata da tutti gli attacchi e questo creava uno stato inquietante tra tutti i suoi abitanti.
Perché? perché non ci bombardano? Quale sarà mai il nostro destino?

Hiroshima2La città doveva rimanere intatta. Doveva sparire in un istante per dimostrare al mondo intero la potenza autodistruttiva dell’uomo.

I pochi istanti prima dello scoppio di Little Boy, la vita di Hiroshima trascorreva nella normalità che un periodo di guerra poteva permettere.

Era una bellissima giornata (tragicamente troppo bella e limpida da rendere Hiroshima un obiettivo perfetto) e i bambini si avviavano per andare a scuola: chi preoccupato per un eventuale interrogazione, chi pensava alla compagna di banco, chi tutto assonnato camminava desiderando di ritornare nel proprio lettuccio.

Le mamme con la preoccupazione di riuscire a dare un po’ di sicurezza e un po’ più di tranquillità ai propri figli, si apprestavano a vivere una giornata come tante altre: chi stendeva il bucato, chi si preparava alla poppata per il proprio bimbo, chi abbracciava il proprio marito facendosi forza e pensando ad un possibile futuro migliore.

La gente non aveva deciso di vivere la guerra e cercava la normalità. Ma pochissimi potenti avevano segnato un destino differente:

6 agosto 1945 ore 8:15

Un flash
poi più nulla

Fonte: Il Giappone attraverso la vita di tutti i giorni

domenica 27 aprile 2008

Giapponesi si nasce!

mercoledì 16 aprile 2008

Storia del Giappone e dei giapponesi

di Robert Calvet

Stamattina mi è arrivato questo bellissimo libro, non vedo l'ora di leggerlo!

Per chi volesse acquistare il libro può ordinarlo tramite il seguente link Edizioni Lindau


Storia del Giappone e dei giapponesi AUTORE: Calvet R.

COLLANA: I Leoni

PAGINE: pp. 512

ILLUSTRAZIONI: N° 3 b/n

FORMATO: cm. 14x21

PREZZO: euro 26,00

ISBN: 978-88-7180-726-3



Trama:


Il Giappone è spesso visto come la patria dell’innovazione tecnologica, del dinamismo economico, delle megalopoli sovraffollate, dei fumetti manga e dei film di yakuza, e anche, attraverso il filtro di un esotismo un po’ datato, come il paese dei samurai e delle geishe, del sushi e del sake. In realtà, come dimostra Robert Calvet in questo saggio esaustivo e appassionante, il Giappone è stato, ed è, molto di più.

L’autore ne ripercorre la storia dalle origini (la comparsa della ceramica nel periodo Jomon, all’incirca nel 10.000 a.C.) fino ai giorni nostri (con l’elezione dell’ultimo premier Fukuda Yasuo), descrivendo l’organizzazione del potere e il suo controllo da parte dell’aristocrazia di corte tra l’VIII e il XII secolo; il ruolo dell’imperatore considerato di ascendenza divina; le terribili lotte tra i potenti clan militari e la nascita del bakufu (governo militare) e della figura dello shogun; il processo di unificazione tra il XVII e il XVIII secolo e la fine dello shogunato con l’inizio dell’era Meiji; il ruolo del paese durante la seconda guerra mondiale e infine le vicissitudini che il Giappone ha vissuto tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo (la grande crescita demografica, il boom economico degli anni ’80 e la crisi degli anni ’90, gli scandali che hanno segnato la vita politica nazionale, i difficili rapporti con gli altri paesi asiatici e in particolare con la Cina…).
Ma Calvet non esclude dalla sua ricostruzione gli aspetti più significativi di una vicenda culturale e artistica che ha pochi termini di paragone, sia in Oriente sia in Occidente: dai templi di Nara e di Kyoto, dalle porcellane di Arita, agli artisti (Utamaro, Hokusai, Hiroshige), agli scrittori (Kawabata, Tanizaki, Mishima, Oe), ai registi (Ozu, Mizoguchi, Kurosawa, ma anche Kitano, Tsukamoto, Miike), a cui tanto deve anche la nostra cultura.
Questo saggio rappresenta insomma una ricognizione completa della storia dell’arcipelago, che permette al lettore di comprendere le grandi dinamiche – storiche, sociali e culturali – che hanno fatto del Giappone una realtà unica e imprescindibile del panorama mondiale.

L'AUTORE

ROBERT CALVET insegna storia all’Université de La Rochelle. Tra le numerose pubblicazioni ricordiamo Les Américains (2004).


mercoledì 2 aprile 2008

Dance, dance, dance

di Haruki Murakami

Recensione

Dance dance danceÈ un giorno di marzo, al Dolphin Hotel di Sapporo, a.d. 1983. Alla radio suonano gli Human League. E poi Fleetwood Mac, Abba, Bee Gees ecc. Uno strano mondo, questo, dove tutto - o quasi - si può comprare. C'è un giornalista free lance che ha perso molte cose nella vita e ogni volta una parte di sé. Cammina controvento senza perdere lo slancio: forse, per mantenere la rotta, non gli interessa che lasciarsi andare alla deriva. C'è una ragazzina di tredici anni seduta da sola in bar. Ci sono una receptionist troppo nervosa, un attore dal fascino irresistibile, un poeta con un braccio solo; e un salotto a Honolulu dove sei scheletri guardano la TV. Esiste un collegamento fra queste cose, un senso anche per chi ha perso l'orientamento, basta continuare a danzare.
(dal quarto di copertina, Einaudi)

Note personali:
Ho letto questo libro tutto d'un fiato... E' una di quelle storie che ti coinvolge e ti incuriosisce e che ti spinge a continuare la lettura, per capire dove finalmente i fili del racconto vanno ad incontrarsi.
Un bellissimo noir giapponese che chiunque ami Murakami dovrebbe leggere. Il protagonista mi ricorda un po' Toru di Norwegian Wood. Forse per il suo strano modo di essere solitario...

mercoledì 26 marzo 2008

La gentilezza dei giapponesi

di Nicus

Leggendo un commento qualche giorno fa, riguardo il presunto "luogo comune" della gentilezza dei giapponesi, mi è venuto in mente quello che è stato il mio primo impatto con il Giappone, l'ottobre del 2007.

L'aereo ha ritardato di quasi due ore. Un tifone ha spazzato la zona di Tokyo. Ne avremmo poi visto le tracce dai resti degli ombrelli spaccati che costellano gli angoli delle strade.

È quasi mezzanotte. Siamo tra gli ultimi a scendere. Il terminal del Narita è semideserto.

Attendiamo l'uscita dei nostri bagagli, con quell'ansia che si prova sempre in questi casi.
Ci scambiamo commenti fiduciosi sulla proverbiale precisione giapponese... che però si dimostra inerme di fronte all'altrettanto proverbiale pressapochismo Alitalia (sic): a Roma hanno sbagliato ad etichettare uno del bagagli, che in questo momento sta vagando in qualche punto tra Roma e Seul.

Ci guardiamo in giro sperduti... ed ecco apparire dal nulla un funzionario dell'aeroporto.
Ci chiede cosa sia successo. In un attimo compila lui stesso il modulo di denuncia e porge all'esterrefatta proprietaria del bagaglio una busta con l'equivalente di 50 dollari in Yen, per il disturbo.
Da buoni italiani, la prima tentazione è quella di simulare uno smarrimento collettivo di bagagli.
La seconda è di guardarci intorno per capire dove sia la telecamera ("...sei su Scherzi a Parte!").
Ma la telecamera non c'è. E non c'è quasi più nessuno a parte gli addetti alla sicurezza.
Approfittiamo del funzionario, fluentemente anglofono (una rarità in Giappone!), per chiedere indicazioni.
Scopriamo che l'ultimo treno del Narita Express parte tra meno di dieci minuti! Non ce la possiamo fare! Noi ci guardiamo preoccupati e lui sembra quasi più preoccupato di noi.
Per questo decide di accompagnarci personalmente attraverso la dogana, fino alla stazione... e davanti al mostro di macchina distributrice di biglietti.

Ora... chi è stato nella metropolitana di Tokyo sa cosa intendo...

Quando devi prendere per la prima volta un biglietto rimani per un po' interdetto. Vedi solo l'enorme mappa scritta in kanji.

Il panico non ti fa notare la versione, più piccola, in caratteri romani, né il pulsante "english" su alcuni distributori. Ma il nostro salvatore compra i biglietti e li distribuisce uno ad uno. Quindi ci accompagna fino alla banchina, dove il capostazione sta già facendo cenno di partire.
Ci fiondiamo dentro e le porte si chiudono alle nostre spalle. Riusciamo a malapena a ringraziarlo attraverso il vetro e lui ci ricambia con un inchino.

Un'ora circa di treno e arriviamo alla stazione di Ueno. Per nostra fortuna non è facile sbagliare: è il capolinea.Ueno

Come forse saprete, in Giappone non esistono dei veri indirizzi. Quindi, per raggiungere un posto, di solito ti mandano delle istruzioni dettagliate (tipo "...dopo la banca gira a destra, 120 passi fino alla cabina telefonica....") o una cartina tipo "mappa del tesoro".
A quanto ci è stato detto dovrebbero essere poche centinaia di metri dalla stazione.
In qualche modo guadagniamo l'uscita della stazione (non banale) e qui viene il bello: scopriamo perché Tokyo sia considerata una città su più livelli...

Incrocio di 5 viali sul piano stradale, più un imprecisato numero di vie più piccole.
Una specie di piazza pedonale soprelevata, con diversi passaggi pedonali soprelevati che si intersecano.
Al di sopra di tutto ciò, una express-way che taglia diagonalmente il piazzale. Sotto, un groviglio di sottopassi pedonali e la metropolitana.

Anche con una mappa in mano... non è come dirlo... OK: panico.

Mezzanotte passata.

Sbuchiamo dai sottopassi nel punto peggiore: sotto la superstrada. Le auto che passano non danno proprio l'idea di volersi fermare.

Valutato con il "metro" italiano (o anche americano) sarebbe un posto bruttissimo, dove ti aspetti che da un momento all'altro spunti dall'ombra qualcuno che ti vuole rapinare.

Fortuna che Tokyo non è New York... e nemmeno Milano o Roma.

I primi passanti, una coppietta, ci vedono smarriti e ci chiedono se abbiamo bisogno di aiuto.
Mostriamo la mappa del tesoro, che anche a loro non deve essere troppo chiara, perché cominciano a rigirarla e discutere tra loro. Nel giro di pochi minuti si sono fermati in sei o sette! Tutti guardano la mappa cercando di capire.

Alla fine ci aiutano a scoprire che dovevamo solo girare l'angolo... ed eccoci arrivati.

Questi sono stati solo i primi esempi di disponibilità dei giapponesi che abbiamo incontrato in quasi venti giorni.

Per la cronaca: nemmeno 48 ore dopo il bagaglio ci è stato recapitato in albergo.